lunedì 5 ottobre 2009

Carcere a chi copia il software per trarne un profitto

Riportiamo la recente giurisprudenza della Cassazione che conferma la forte "stretta" apportata dalla legge 248 del 2000 di modifica della 633/1941 che rende sufficiente il fine di "trarne profitto" e non quello di "lucro" e pertanto ai fini della contestazione del reato basta avere il software installato sui propri pc. Attualmente sul mercato ci sono molte formule contrattuali o soluzioni innovative per regolarizzare le situazioni pregresse e risparmiare significativamente sulle licenze: sentiti libero di contattarci se necessiti un supporto più dettagliato.

Riportiamo qui la sentenza:

Cassazione Terza Sezione Penale n. 25104 del 19 giugno 2008
OSSERVA
i) Con sentenza del 25.6.2007 il GUP del Tribunale di Lecco applicava a M. G., previa concessione delle circostanze attenuanti generiche e ritenuta la diminuente per la scelta del rito, la pena concordata ex art.444 c.p.p. di euro 9.400,00 di multa (di cui euro 5.400,00 in sostituzione di mesi 4 di reclusione) per il reato di cui all’art.171 bis comma 1 L. L.633/1941, come modif.dalla L.248/2000, per avere, al fine di trarne profitto, duplicato e riprodotto programmi sotware, di proprietà della società Microsoft Italia spa ed Autodesk inc., Adobe System Incorporeted, Symantec Corporation, senza averne acquistato la licenza d’uso.
Propone ricorso per cassazione il M., a mezzo del difensore, per violazione di legge (art.606 comma 1 lett.b) in relazione alla mancata applicazione dell’art.129 c.p.p. stante l’insussistenza dell’ipotesi contestata a carico del ricorrente (dallo stesso tenore letterale dell’art.171 bis L.633/41 risulta che la norma mira a colpire esclusivamente l’illecita riproduzione di software finalizzata al commercio, mentre il Milesi si avvaleva degli stessi nello studio privato e per scopi professionali interni allo studio medesimo); in via gradata era configurabile un’ipotesi di responsabilità ex art.174 ter comma 1 L.633/41, che punisce con la sola sanzione amministrativa l’abusivo utilizzo, per esclusivi fini professionali, di prodotti informatici, privi della licenza d’uso.
Con il secondo motivo denuncia il difetto di motivazione in ordine al dolo specifico richiesto dalla norma, essendosi il GUP limitato a richiamare il fatto materiale dell’assenza di alcune licenze di software, attribuendo una sorta di responsabilità oggettiva al titolare dello studio.
2) Va premesso che l’applicazione della pena su richiesta delle parti è un meccanismo processuale in virtù del quale l’imputato ed il pubblico ministero si accordano sulla qualificazione giuridica della condotta contestata, sulla concorrenza di circostanze, sulla comparazione delle stesse, sull’entità della pena, su eventuali benefici. Da parte sua il giudice ha il potere-dovere di controllare l’esattezza dei menzionati aspetti giuridici e la congruità della pena richiesta e di applicarla dopo aver accertato che non emerga in modo evidente una della cause di non punibilità previste dall’art.129 c.p.p.
Ne consegue che, una volta ottenuta l’applicazione di una determinata pena ex art.444 cpp, l’imputato non può rimettere in discussione profili oggettivi o soggettivi della fattispecie perché essi sono coperti dal patteggiamento.
Con il ricorso per cassazione, pertanto, possono essere fatti valere errores in procedendo ed il mancato proscioglimento ex art.129 c.p.p.
E’ giurisprudenza consolidata di questa Corte che nell’ipotesi di concordato di applicazione pena ex art.444 c.p.p. o ex art. 599 c.p.p. la motivazione del giudice sull’assenza dei presupposti che legittimano l’operatività di una delle cause di non punibilità previste dall’art.129 c.p.p. può essere anche meramente enunciativa o implicita. Il giudice è tenuto, cioè, a controllare l’inesistenza di una delle cause di non punibilità, ma può enunciare , con motivazione anche implicita, che è stata compiuta la verifica richiesta dalla legge (cfr.ex multis Cass.pen.sez.2 n.14023 del 3.2.2004; conf.Cass.en.sez.6 n.41712 del 2.10.2006).
2.1) Tanto premesso, osserva il Collegio che i motivi di ricorso appaiono manifestamente infondati, avendo il giudice, nell’applicare la pena concordata, congruamente, nei termini sopra indicati, e correttamente motivato in ordine alla insussistenza delle condizioni per l’applicabilità dell’art.129 c.p.p.
Per la configurabilità del reato del reato di cui all’art.171 bis non è richiesto, infatti, che la riproduzione dei software sia finalizzata al commercio, essendo sufficiente il fine di profitto, come contestato, né il dolo specifico del fine di lucro.
Ha più volte affermato questa Corte che, a seguito della modifica del primo comma dell’art.171 bis L. 27 aprile 1941 n.633 (apportata dall’art.13 L.18 agosto 2000 n.248), non è più previsto il dolo specifico del “fine di lucro” ma quello del “fine di trarne profitto”; si è, quindi, determinata un’accezione più vasta che non richiede necessariamente una finalità direttamente patrimoniale ed amplia quindi i confini della responsabilità dell’autore (cfr. ex multis Cass.pen. sez.3, del 6.9.2001 n.33303; Cass.pen.sez.3, 9.1.2007 n.149).
La detenzione e l’utilizzo di numerosi programmi software, illecitamente riprodotti, nello studio professionale rende manifesta la sussistenza del reato contestato, sotto il profilo oggettivo e soggettivo.
Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento della somma che pare congruo determinare in euro 1.500,00 (art.616 c.p.p.).
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento alla cassa delle ammende della somma di euro 1.500,00.
Così deciso in Roma l’8 maggio 2008

martedì 4 agosto 2009

Beni materiali e servizi invisibili: la valorizzazione

Mi dicevano che il linguaggio è stato creato dai "realisti" e non è un caso che siamo pieni di termini rappresentanti cose e oggetti visibili mentre latitano quelli relativi ai processi e ai servizi che hanno come maggior qualità il tempo nella forma del tempismo in cui si danno o della breve durata o di quello che fanno risparmiare agli utenti!
Spesso per ovviare a ciò facciamo delle metafore o lunghe perifrasi: la verità è che il linguaggio è pensato più per fissare e rappresentare piuttosto che per favorire ed agevolare lo sviluppo del pensiero. D'altra parte lo stesso si da prevalentemente se non esclusivamente tramite il linguaggio e dunque ne rimane in qualche modo condizionato. Gli uomini di "scienza" a partire da Galileo, lasciando il "sillogismo aristotelico" hanno iniziato a veder il mondo scritto nel "linguaggio matematico" e hanno iniziato a rappresentarlo in termini di funzioni, cioè di regole quantitative di variazioni di alcune grandezze al variare di altre ma in questo modo si sono persi il senso e la risposta del "perchè" accontentandosi di quella del "come".
Dipoi all'inizio del secolo la stessa coerenza interna del sistema "matematico" è stata messa in dubbio dai teoremi di decidibilità e da varie aporie: se un barbiere tagli la barba a tutti e solo quelli del paese che non se la tagliano da soli chi la taglia a lui stesso?
A questo "Enigma" se ne affiancò subito uno simile "tedesco" e molto meno astratto...la seconda guerra mondiale andò come andò anche grazie alla capacità di risolvere il "secondo" Enigma (le macchine di codifica delle comunicazioni Tedesche).
Turing lavorò su entrambi gli "enigmi" e mise le basi del modello teorico del calcolatore elettronico. Questo con la sua generalità istanziata di volta in volta solo con l'esecuzione dello specifico "programma" generò la nuova realtà "digitale" che si oppose fin dall'inizio con la quella "atomica" della fisica tradizionale. Al principio di indeterminazione di Pauli della fisica quantica oppose l'iperdeterminismo della sequenza di bit 010101010...che pur essendo in teoria pronunciabile (zero, uno, zero, uno....) in pratica per la rapidità di variazione nel tempo non lo è infatti gli attuali processori sono ingrado di "elaborare" cioè variare e generare sequenze di circa 3 miliardi ogni secondo (3 GhZ): ci vuole ben più di 1 secondo per nominare tali sequenze :)
A questo punto è rinata l'esigenza del "senso" e di rispondere alla domanda di aristotelica memoria: che cos'è? "100101010" e perchè "1001010" e non "1110010101"?
La risposta di come variano queste "realtà" al variare delle altre "realtà" è diventato un problema squisitamente aritmetico di conto o meglio di "poco conto": logica e aritmetica binaria o booleana.
Allora ecco fiorire tutta una serie di risposte del tipo: Beh questo "101010111..." è la foto di Mario al mare, "11101010...!" è la mia tesi mentre "1111o1o1o1o11...." è la nona sinfonia di beethoven! I sistemi operativi associando un "nome testuale" alla stringa di bit aiutano l'associazione.
Ma come abbiamo già detto predicare "l'essere" di una sequenza di bit è come minimo azzardato dal punto di vista ontologico. La stessa sequenza nasce e si da come figlia di un processo nel tempo di creazione della stessa avente una sua identità e realtà aldilà del suo elemento "associato": è esperienza di tutti che la digitalizzazione può avere varie "risoluzioni" ed in funzione di questo parametro la lunghezza del file o sequenza cresce moltissimo.
Di poi le sequenze di maggior pregio e valore (specifiche e atipiche) sono proprio quelle correlate al processo "in corso" o non a quello "dato": rappresentano i "flussi" e l'interattività.
Potremmo dire che realizzano "discorsi digitali" con tanto di interazioni e confronti non sempre intellegibili per un "umano" ma spesso significativi in alcune "produzioni" e/o conseguenze.
Il robot di google che visita continuamente il web e lo classifica, le ricerche degli utenti e l'uso dei risultati formano una "discussione globale" di vari attori umani e non espressa in un linguaggio misto solo minimalmente "naturale" e prevalentemente "digitale".
Come risulta pertanto fuorviante ragionare in queste dimensioni con un approccio tradizionale e "realista" pensato per i "beni materiali".
Anzi questi stessi ormai sono frutto di processi di progettazione eminentemente digitali e dunque seguono più logiche del valore su esposto che tradizionali.
Per le aziende e per i professionisti urge e risulta essenziale acquisire questa nuova visione e percezione del valore aggiunto nella sfera digitale per potersi orientare e sfruttare a pieno le opportunità.
F. M.

lunedì 30 marzo 2009

L'ingegnere dell'informazione: il dottore dell'anima digitale

In quest'ultimo periodo si sente molto parlare sui giornali di riforma delle professioni, di deregolamentazione, di ordini professionali come baluardi e fortini a difesa di interessi e di posizioni di rendita. Con questo breve intervento vorrei dare un minimo contributo al problema introducendo due nuove dimensioni di analisi fondamentali per evitare di far di "tutta l'erba un fascio" e di peggiorare la situazione complessiva: la dimensione della COMPLESSITA' dell'attività e dei sistemi trattati e la dimensione del MIX FISICO/DIGITALE che pervade ogni entità.



Iniziamo con degli esempi:

D:quale è la professione che tratta la massima complessità "fisica"?
R: il dottore o medico. Il suo oggetto è il corpo che è sicuramente uno dei sistemi con più ordini di complessità ed interazioni e rappresenta a tutt'oggi una sfida continua. L'avvento dei nuovi sistemi di diagnosi (rx, rsm, tac, ecc) e di analisi hanno in parte semplificato alcune fasi ma la complessità di base è rimasta sostanzialmente intatta. Non è un caso che una liberalizzazione della professione permettendo a tutti l'accesso alla professione dopo un breve corso di 150 ore non sarebbe ben visto dall'opinione pubblica. Voi andreste da un dentista che ha fatto un corso serale di 200 ore?


D:quale è la professione che tratta la massima complessità "digitale"?
R: l'ingegnere dell'informazione (per una definizione esatta si veda http://www.ictir.org/ ). I sistemi informatici hanno vari ordini di complessità che vanno dal miliardo di transistor esistenti in un chip di silicio di un centimetro (si stima nel 2020 che ne avremo mille miliardi!) alla diffusione della rete che distribuisce l'elaborazione in migliaia di computer composti da decine di chip passando per i satelliti geostazionari con istruzioni software che sono eseguita ad una velocità di 50 miliardi di istruzioni per secondo. Se sommiamo tutta la complessità siamo vicino ai sistemi "viventi" e sicuramente abbiamo entità non "comprensibili" in toto in modo esaustivo. C'e' da aggiungere che in questo settore cambiano anche velocemente i sistemi stessi ad oggetto: ieri c'erano i mainfram, poi i pc, adesso i telefonini e gli smartphone, un domani nuove appliance e nuovi apparati distribuiti inseriti come "anime digitali" negli oggetti e nei servizi quotidiani e collegati senza fili fra di loro.



D: come si colloca la professione del farmacista?
R: un tempo la sua attività era complessa e critica dovendo sintetizzare ogni volta i farmaci in modo "esatto" con una probabilità di errore quasi nulla pena la salute del paziente. Oggi la maggior parte del personale di una farmacia "legge" una ricetta, ricerca il farmaco in un sistema di scaffali e fattura l'importo il tutto spesso grazie ad un sistema informativo di base che ne agevola ulteriormente le suddette funzioni. Rimane alto l'aspetto della responsabilità in quanto se dovesse sostituire, alterare in mala fede o per distrazione le medicine fornite potrebbe indurre danni gravissimi.



D: come si colloca l'attività del notaio?
R: la sua attività si è semplificata molto con la disponibilità integrata di nuovi sistemi informativi per la registrazione e verifica degli atti immobiliari. Di contro la digitalizzazione in atto nella PA che ha introdotto nuove problematiche di gestione degli atti digitali e delle identità digitali senza assegnarle all'ingegnere dell'informazione ha gravato questa professione di tutta una serie di nuovi adempimenti, nuove incombenze e nuove conoscenze. Non appare casuale la scelta fatta a suo tempo dal Consiglio Nazionale del Notariato di creare una società (Notartel) con molti ingegneri dell'informazione al suo interno che gestisce tutte le problematiche della digitalizzazione per tutti i notai italiani.


D: come si colloca l'attività dell'ingegnere edile e/o dell'architetto?
R: le loro attività si sono semplificate molto con la disponibilità di sofisticati programmi di progettazione grafica 3D e di renderizzazione e animazione. Sono fra i maggiori fruitori delle stazioni di calcolo più potenti e spendono quasi l'80% del tempo davanti ad un computer e non più davanti ad un tavolo da disegno. Si pensi alla tariffa e alla fatturazione al cliente in funzione dei metri cubo di cemento armato progettato che un tempo venivanono calcolati "manualmente" ed adesso sono fatti in automatico dal computer.



D: come si colloca l'attività dell'avvocato?
R: la sua attività si è semplificata molto con la disponibilità su supporti ottici e in rete di sofisticate banche dati giuridiche (con la dottrina, la legislazione e la giurisprudenza) che non solo permettono di "calcolare" la normativa vigente alla "data" ma anche ottenere la versione digitale delle sentenze e dei documenti opportunamente depurati dai dati di privacy. Adesso con il nuovo ordinamento che prevede un giudizio di ammissibilità per il ricorso in cassazione la disponibilità di un software potente e capace di semplificare la ricerca di precedenti diventa fondamentale per il successo dell'azione legale. Anche qui l'informatica con la sua complessità e potenza ha introdotto semplificazione ed immeditezza rendendo obsolete molti aspetti prima critici. Si pensi alla tariffa e alla fatturazione al cliente della "collazione" per la verifica che tutte le copie siano identiche all'originale e all'onere effettivo dell'attività prima e dopo i wordprocessor e la stampa digitale (in vero ora si dovrebbe controllare che il pc non è stato infettato da virus che cambiano i termini in fase di stampa: ricordo un virus che sostituiva solo in stampa Italia con Padania :) ). Di contro la digitalizzazione in atto nella PA che ha introdotto nuove problematiche di gestione degli atti digitali e delle identità digitali senza assegnarle all'ingegnere dell'informazione ha gravato questa professione di tutta una serie di nuovi adempimenti, nuove incombenze e nuove conoscenze non sempre padroneggiate adeguatamente dalla categoria che continua ad avere un piano di studio tradizionale.


Sintesi: non tutte le professioni hanno la stessa complessità in se e nel tempo che scorre velocemente soprattutto grazie all'informatica e alla telematica che tende a semplificarle molto



Ma veniamo adesso all'altra dimensione del MIX fisico/digitale che abbiamo già in parte accennato negli esempi. La digitalizzazione della società ed in particolare della PA sta dando a tutti i prodotti e soprattutto servizi un anima digitale. Usiamo questo termine forte in quanto spesso l'identità, la possibilità di esistere e la stessa forma e qualità dell'ente si da grazie e solo alla sua "componente" digitale che dunque anima e costituisce il quid dello stesso. Questa nuova anima e identità si da in relazione a quella tradizionale nei modi più difformi in funzione della "regia" generale del progettista che con la usa competenza garantisce il successo della sintesi o il pramaturo fallimento.


Facciamo alcuni esempi:

Il progetto Reti Amiche realizza la strategia di "exit" o di concorrenza con la parte "front office" degli uffici pubblici ma può solo e grazie all'ICT: la sua componente telematica unita ad appendici elaborative (totem) può virtualizzare e delocalizzare ovunque anche nei luoghi di lavoro gli sportelli della PA. La concorrenza è creata con la complessità dei sistemi telematici ICT.


Il progetto Metti la faccia e l'unificazione dei call center realizza la funzione "voice"dei cittadini ascoltanto il loro livello di soddisfazione grazie e solo al sistema telematico che permette il voto della faccina verde gialla o rossa e permette la gestione e soprattutto l'analisi multidimensionale di tutta la mole di traffico telefonico che impatta ogni giorno tutta la PA.
E vi assicuro che se il sistema informativo è lento o sta giù non c'e impiegato competente allo sportello che tenga, la faccina rossa è garantita con un mix di responsabilità molto rischioso: si rischia di penalizzare ingiustamente l'ufficio organizzativo rispetto al fornitore dei servizi di automazione.


Se allora in ogni servizio e prodotto abbiamo questa doppia anima fisica/digitale chi ne specifica, progetta e verifica il mix, la bontà della sintesi e la qualità generale e delle singole componenti?


La risposta è l'ingegnere dell'informazione, una figura già esistente nell'ordinamento giuridico (vedesi DPR 238/2001), magari perfettibile nel corso di laurea ma sicuramente centrato e più indicato che un qualunque soggetto privo di istruzione universitaria o con una non afferente l'area. E dunque otteniamo il titolo di questo lungo post nel quale provocatoriamente indichiamo nell'ingegnere dell'informazione l'alter ego del dottore per la componente digitale che impatta tutti noi.
Ad esempio, sono sicuro che i cittadini sarebbero felici di sapere che tutte le riprese ad alta definizione delle tante telecamere pubbliche, i dati delle loro navigazioni private, telefonate, dei conti bancari, ecc insomma tutti questi dati sono "curati", gestiti e controllati da seri professionisti (magari dipendeti ma inquadrati in ruoli professionali) guidati da una loro etica e non solo da una logica trimestrale di profitto che potrebbe mercificare tutto a scapito delle stesse identità e dignità dei cittadini. Lo stesso garante per la protezione dei dati sta sentendo l'esigenza di creare "nuovi albi" degli amministratori di sistema visto il loro enorme potere informativo.

Ironia della sorte vuole che proprio questa figura che sta diventando sempre più centrale non è mai stata ne è attualmente rispettata e tutelata dal mercato: tantè che forse molti neanche ne sapevano l'esistenza e certo il ministero e la PA quando cercano un espero al loro interno o all'esterno non fanno caso a questo titolo e status.

Se mi si consente un parallelo in linea con il ministro Brunetta se vogliamo far diventare la PA una ferrari e innauguriamo i nuovi progetti a Maranello preoccupiamoci anche di valorizzare e/o assumere nella progettazione, nella verifica e in generale in tutto il ciclo di produzione validi ingegneri dell'informazione visto che qui si parla di far viaggiare veloce i "bit" di informazione e non gli "atomi" delle auto.


Innanzitutto nella PA ( e non solo) introduciamo come per gli avvocati i ruoli professionali e meccanismi di incentivazione economica dell'impegno e della dedizione e di disincentivazione del conflitto di interesse per tutti gli ingegneri dell'informazione.

Nel settore privato e aziendale rifacendomi ad un recente intervento di Brunetta smettiamo di giocare al ribasso come ha fatto la borghesia italiana fin dal 1860 nel perseguire sistematicamente l’inefficenza nel pubblico (adottando una forma di stato borbonico coloniale) per poi mandare i propri figli nel privato e pensare cosi di favorirli avendo una “controparte” debole. Giochiamo come in Francia al RIALZO che ha mandato i figli nella PA pensando che una PA “illuminata” fosse quanto di meglio come controparte ad una mercato “illuminato”.

Soprattutto i rappresentanti delle aziende e del settore privato non abbiano paure ed incertezze nel premiare ed indurre qualità nella controparte che sicuramente alla lunga otterranno solo benefici e competitività anche internazionale (oggi siamo al 45esimo posto!).
Invece di equiparare 150 ore di corso eucip ad una laurea informatica di 5 anni ed inquadrare con contratti metalmeccanici i propri laureati più brillanti nel settore informatico inizino a discriminare e premiare chi merita. Il DPR 328/2001 è una ottima base per iniziare a far questo gioco al rialzo nell'interesse dell'intero paese Italia...

F.M.

sabato 28 marzo 2009

Informatica: una definizione

Quella disciplina che rende possibile ciò che per i più ieri era impossibile e l'altro ieri impensabile.

mercoledì 11 marzo 2009

Cavetto USB a tre, taxi bloccati all'improvviso, laghi nordici insidiosi: che hanno in comune?

Avete indovinato?

  • Se si: bravi e contattatemi che vi offro un ruolo professionale!
  • Se no: non vi preoccupate io ci sono arrivato da poco a capirlo e fino a 10gg fa lo ignoravo.
Ma che cos'è un cavetto USB a tre? Beh è un cavetto che ha da un lato solo una estremità e dall'altra due. Vi domanderete a che può servire una cosa simile che ricorda quei connettore 1-2 per l'audio che fanno sentire a due innamorati in due cuffie la musica dello stesso lettore. Il cavo USB è un cavo dati e quello di smistare o unire i flussi dati non sempre appare avere un senso: unirli sicuramente no, smistarli verso due device si ma allora perchè non usare due cavetti distinti o un hub usb? Obiezioni giuste. Invero il cavetto USB porta con se anche l'alimentazione e averne due dal portatile verso un unico device fa si che questo sia "doppiamente alimentato" con doppia corrente a parità di tensione.

E qui arriviamo al punto in questione: alcuni modem USB di ultima generazione che promettono velocità mirabolanti brandizzate da reti mobili "molto note" richiedono una corrente di alimentazione maggiore di quella che di solito viene fornita dalla porta standar USB e questa situazione gli da instabilità e caduta di connessione. Ora molti contratti sono a tempo misurati con offerte ad ore ma con sessioni minime di 15 o 20 minuti minimo. Pertanto se durante 60 secondi cade la connessione 10 volte per pochi secondi e poi si riattacca l'utente si ritrova ad aver "consumato" fino a 200 minuti o più di 3 ore dell'abbonamento senza averne affatto coscienza!!! Ora il punto è che tale "consumo nascosto" lo porta molto più velocemente di quello che crede nel baratro tariffario che "scatta" non appena supera la soglia predefinita nell'offerta.

Dico baratro senza ritorno perchè alla velocità di 7.2 megabit al secondo (massima pubblicizzata su reti mobili) al prezzo di circa 3 euro a megabyte si ha che per certi piani tariffari in un ora può venir addebitato poco meno di 10.000 euro! Se anche la connessione effettiva fosse 5 volte meno sarebbe sempre 2.000 euro all'ora! Meglio usare allora il cavetto a tre e tenere bene a mente la percezione dell'effettivo consumo del monte tempo della promozione: non tutti usano mandare un sms di avviso e alcuni considerano addirittura "uso anomalo" usare il collegamento dati per più di un ora alla velocità massima in un mese !?!?!? Invero un operatore dice che se si superano i 2 gigabyte al mese si è anomali e non in "buona fede" ma mi domando a 7.2 megabit al secondo che sono 900kbyte al secondo in 1 ora si consumano 900KB*3600 = 3.2 GB!

Se invece state navigando amabilmente mentre navigate il lago di Lugano state attenti perchè la connessione dati potrebbe costarvi 792 euro al secondo! 0.88 cent/KB*900KB (7.2megabit e svizzera zona 1): un'ora di navigazione distratta sul laghetto di Lugano potrebbe costarvi 2.851.200 euro!!! Laghi più insidiosi di cosi non li avevo mai visti, no?

E adesso arriviamo al taxi bloccato all'improvviso. Quando navighiamo può capitare che la copertura della rete vada in roaming. Mentre parliamo non ci facciamo caso perchè la conversazione passa da cella a cella da operatore a operatore senza soluzione di continuità di servizio e soprattutto di costo ma ciò non è vero per le connessioni dati...eheheh!

Può accadere facilmente per taluni operatori mobili che mentre si "naviga a costo zero" (all'interno della promozione) il taxi su cui stiamo lasci la città magari per portarci all'aereoporto e agganci una cella di un altro operatore che immediatamente ci applica la tariffa a circa 1,5 euro a mega che fa 4.860 euro all'ora alla massima connessione. Voi a questo punto non blocchereste immediatamente il taxi per una coraggiosa retromarcia alla cella appena lasciata? Anche solo 5 minuti nel taxi sarebbero alla massima velocità 405 euro!

Spaventati, increduli?...verificate verificate...e se pensate che stia dando i numeri leggetevi pure il libro che ho scritto con l'ing. Tortoreto sul tema GPRS, UMTS, WI-FI e le tecnologie di IVª generazione. Il futuro della comunicazione mobile che nel 2003 aveva già tutto previsto quello che è successo fino ad oggi. Se invece pagate più di 200 euro al mese di telefonino (voce, dati e messaggi) e avete dei dubbi di essere incappati in insidie tipo quelle appena dette a scrivetemi (francesco@marinuzzi.it) che vi segnalo uno dei tanti bravi ingegneri dell'informazione della commissione ict (www.ictir.org) dell'ordine degli ingegneri di Roma che presiedo e che vi dirà come ottimizzare e controllare i costi e scegliere il migliore piano tariffario nella giungla delle offerte.

F.M.

Larghezza di banda o lentezza del browser?

Ho appena finito di parlare al telefono con "consulente" di un grande provider che mi "ha spiegato" che aumentare la banda da 7 a 20 megabit non aumenta la velocità della navigazione ma permette a più pc di navigare insieme! Ho provato ad argomentare qualcosa ma il tono saccente e addirittura aggressivo contro ogni mia velata obiezione mi hanno fatto desistere.
In compenso mi son detto ma perchè non misurare la velocità della connessione con i tanti servizi disponibili in rete? Cosi almeno posso verificare "ante" e "post" upgrade se c'e' o no un effettivo aumento della velocità.
Dapprima ho provato ad installare un eseguibile necessario per il test fornito dal suddetto provider ma a metà si è piantato e ho dovuto cancellare il processo (mi stava installando 22 mega di chissà che ! :) ) dipoi mi sono affidato a noti siti sul web.
Ho iniziato a collezionare i primi risultati selezionando dei server di Roma e di Milano. Poi ho provato rispetto a dei server sparsi nel mondo. Ottenevo risultati talvolta non scontati quali quello che Milano era molto più veloce di Roma (sono a Roma) ma in linea di massima prevedibili.
Poi ricordando che in una catena la sua forza è data dall'anello più debole mi son detto ma perchè non cambiare anche il browser per vedere se è un collo di bottiglia?
E qui sono usciti i risultati più inaspettati:

cambiando il browser da una banda di 1.5 megabit mi son ritrovato una banda da 5 megabit in download e da 300 a 500 in upload!!!

Provate per credere.....e poi dicono che l'analisi dei colli di bottiglia non serve
:)

F.M.

martedì 10 febbraio 2009

Le avventure di LULU...

Da autore di libri ho sempre trovato altamente limitante e certo non stimolante il tipico contratto dei "grandi" editori che offrono il 10% del prezzo di copertina senza fare alcun sforzo marketing! Anzi più volte mi sono trovato ad "implorare" la presenza di un desk di vendita in convegni con centinaia di persone in cui facevo da chairman o tenevo un key note speech sul tema del libro scritto ma spesso non ottenevo mai nulla. Adesso abbiamo invece altre soluzioni fra le quali vi segnalo questa che adotta questo approccio:

Manufacturing cost:
$5.00
Creator Revenue (autodeciso!):
$4.00
Lulu.com service fee (20% del margine):
$1.00
Final price of book:
$10.00
Abbiamo cosi, grazie a LULU rivoltato il paradigma: ai produttori e distributori solo il 10% del costo totale e a noi autori l'80% del margine!!!
Prevedo di scrivere molti nuovi libri (anche perchè scrivere un libro serio non è affatto uno scherzo..anzi! e richiede molto tempo e sforzo ):)
FM

SOCIAL MEDIA e NUOVE FORME DI INCONTRO FRA DOMANDA E OFFERTA DEL MERCATO

Siamo nati e abituati alla comunicazione pubblicitaria come veicolo per far incontrare la domanda e l'offerta di mercato soprattutto sui media "centralizzati" come la TV e la Stampa. In questa fase di crisi c'e' una maggiore attenzione sui costi e ad ottimizzare i processi di vendita e di commercializzazione: d'altra parte scopriamo che il mondo è cambiato drasticamente e nuove forme si dimostrano più efficaci e convenienti. Vediamoci insieme questo divertente video che può essere applicato anche ai servizi "professionali" oltre che ai media. Aspetto i vostri commenti :)
FM

giovedì 22 gennaio 2009

Ma il governo e Brunetta vuole veramente incrementare la digitalizzazione?

Ormai sono vari anni e governi che si sente parlare di digitalizzazione, di piani di E-government e di eliminazione della carta. Anche l'altro giorno è stato fatto l'ennesimo annuncio che entro il 2012 sarà completato il ciclo della dematerializzazione in tutta la PA: praticamente ogni cittadino avrà una sua posta elettronica e interagirà telematicamente con tutti gli uffici pubblici.

Vengono spesi fondi per progetti, proclami e interventi formativi quando invero basterebbe levare il freno a mano che blocca il pieno sviluppo del sistema internet in Italia per avere tassi di crescita simili agli altri paesi concorrenti in Italia.

Mi domandate quale è il freno a mano? Beh basta vedere all'estero come vanno le cose e il tutto diventa chiaro: il cosidetto decreto Pisanu sull'obbligo di registrazione dei log e di identificazione dei naviganti su internet. Tale vincolo insieme ad altri strumentali oltre a bloccare il libero proliferare di reti WIFI che permetterebbero un accesso economico e distribuito alla rete non costituisce un effettivo deterrente ma anzi rappresenta un rischio per ogni onesto cittadino poco pratico di reti in quanto lo espone a vittima potenziale del furto della sua identità.

Ovviamente gli interessi economici non sono banali. In un condominio di decine di appartamenti potrebbe bastare una unica linea adsl con rete wifi cosi come oggi abbiamo una antenna centralizzata invece di tanti abbonamenti a 30 euro al mese che sono per la maggior parte della giornata inutilizzati.
Continuare a pagare circa 15 centesimi di Euro un SMS o comunque pagare per i messaggi dei sistemi di messaging è sicuramente un balzello che non ha nessun rapporto con i costi industriali del servizio sottostante e rappresenta soltanto il profitto indotto da una posizione dominante.

Non è un caso che sistemi di pubblicazione dello stato via sms tipo twitter non sono cosi diffusi qui in Italia.

Ma la domanda vera che mi pongo e vi pongo è politica: veramente Berlusconi e Brunetta vogliono tutelare gli interessi degli operatori mobili oppure si tratta soltanto di incomprensione dei meccanismi di sviluppo e funzionamento delle reti e di internet?

Propongo di eliminare il decreto Pisanu, di liberalizzare le reti wireless che tanto possono fare per diminuire il digital divide. Chi vuole approfondire può trovare in rete su google il mio testo sul "GPRS, UMTS, WI-FI E LE TECNOLOGIE DI IV GENERAZIONE" scritto con l'ing. Tortoreto editore Franco Angeli.

un caro saluto a tutti


FM


PS ringrazio Andrea Maselli che con un suo recente editoriale mi ha dato spunto al presente POST.

giovedì 20 novembre 2008

I "MIPS" sociali che tolgono il senso agli atti.



Parliamo di Facebook che da qualche mese è esploso anche in Italia complice la versione localizzata nella nostra lingua nazionale. Ho riportato qui sopra una parte di una schermata (in parte camuffata per proteggere la privacy) capitatami occasionalmente che può aiutarci a riflettere. In pochi minuti il soggetto è "nato" (alle 23.32) iscrivendosi alla community italiana (23.34), è cresciuto cambiandosi gli "attributi" (23.35), ha stretto un'amicizia (23.39) e si è sposato (23.40)!

Nel nostro mondo IT la velocità misurata in MIPS è stata sempre un indicatore di "efficenza" e qualità ma mi domando e vi domando: nei rapporti "sociali" inseguire tale "velocità" non fa perdere il senso più profondo dei rapporti stessi?

sabato 15 novembre 2008

Confindustria, AICA e CNIPA: una "lezione" per il futuro delle professioni ICT

Ieri mattina, venerdi 14 novembre 2008, si è svolto in Confindustria un incontro interessante sulle professionalità nel settore ICT. Il titolo era "Professioni ICT: una “lezione” per il futuro" organizzato da AICA, CNIPA e CONFINDUSTRIA SERVIZI INNOVATIVI E TECNOLOGICI. Ha visto anche la partecipazione dell'Università tramite le associazioni e i relativi presidenti GII e GRIN (associazioni dei docenti universitari di informatica).
E' stato significativo ascoltare il dibattito che, forse, "non a caso" non ha previsto alcun intervento degli ordini professionali trattandosi di una "lezione" per il futuro sulle professioni informatiche.
Se volessimo sintetizzare ed estremizzare la tesi sottostante, che almeno ho percepito, potremmo dire che in futuro le aziende e la pubblica amministrazione dovrebbero "privilegiare" al sistema di formazione universitario quello formativo/certificativo AICA (vedi Eucip) e dovrebbero ignorare l'esistenza degli ordini e della relativa normativa che riserva tutta una serie di attività agli ingegneri dell'informazione (DPR328/2001): a riprova della tesi "percepita" gli ordini professionali sono stati "ignorati" nella composizione dell'agenda e il mondo universitario è stato invitato in contradditorio per far passare virtualmente la "staffetta" della formazione e certificazione all'AICA (ai fini almeno del mercato e non della ricerca); con la sua presenza l'università implicitamente ha avallato il nuovo assetto "futuro" auspicato dagli enti organizzatori.
Il ruolo "passivo e strumentale" delle università trovava inoltre esplicita evidenza nella denuncia del relatore universitario dell'operazione in corso in parlamento questi giorni: l'approvazione di un collegato della finanziaria che prevede per tutto il settore informatico l'annullamento dei titoli di studi universitari per le forniture verso la PA (per chi è più interessato veda il collegato alla finanziaria atto Senato n. 1167 nelle previsioni dell'art. 15). E a tutti è parso evidente che sicuramente tale comma non è stato inserito ne dall'università, ne dagli ordini professionale e neanche dalla PA che grazie a Brunetta sta attraversando una fase di esaltazione della "meritocrazia": dunque da chi? e perchè? sono state le domande che tutti si sono posti sommessamente fra se e se. La stessa assenza di oratori illustri già previsti al convegno poteva esser letta in questa chiave mentre è stata una lieta sorpresa vedere nel pubblico il nobel Rita Levi di Montalcini.
Peccato che il settore impiega circa 1500 docenti universitari per un bacino di 150.000 studenti e 15.000 laureati l'anno che forse non hanno appreso "la lezione" e la valenza dell'azione in atto. In perfetto accordo con il quadro suddetto si può notare anche che nelle linee guida CNIPA per le forniture informatiche si stressa l'esigenza di verificare e premiare le certificazioni EUCIP dell'AICA e non si accenna neanche al valore delle lauree informatiche.
Sicuramente il settore informatico ha tutta una serie di specificità ma siamo sicuri che lo scenario suddetto sia quello più auspicabile? Il fatto che spesso l'università non eroghi la formazione richiesta dal mercato è un problema del mondo universitario piuttosto che dell'esistenza stessa dello stesso Probabilmente anche la riforma in atto da parte del governo vuole a suo modo avvicinare i due mondi grazie alle "fondazioni" ma certo negare "tout court" il patrimonio del sistema universitario con leggi, emendamenti e linee guida, perchè non completamente adeguato mi sempra quanto mai temerario e poco lungimirante.
Siamo sicuri che un corso elective e della "pratica sul campo" possano del tutto sostituire un insegnamento "accademico"? Non sarebbe forse meglio pensare ad un nuovo modo di erogare la formazione che preveda anche degli aggiornamenti annuali con crediti formativi così come già previsto in altri settori? Riguardo agli ordini professionali nel settore dell'informazione non c'e' mai stato una situazione coorporativa di "difesa" tant'è che ognuno esercita nel settore senza alcun titolo e ogni ingegnere si è sempre dovuto confrontare con una concorrenza di ogni genere.
Nel seminario si è parlato del disagio degli ingegneri di Finmeccanica che nonostante l'altà qualità delle progettazioni non si trovano pienamente soddisfatti nel loro inquadramento. Considerando che nel settore i contratti più diffusamente applicati agli informatici sono quelli del commercio o dei metalmeccanici è facile capire il tutto.
Invero l'ICT sta diventando un settore strategico che può capitalizzare il capitale umano italiano: occorre motivare i giovani ad intraprendere studi seri nel settore garantendo delle effettive opportunità preferenziali di lavoro rispetto a scorciatoie formative che se possono sanare i titoli degli specialisti più anziani nulla danno alle nuove leve, e si consideri che società tipo Goolge e Youtube sono state fatte da ventenni e non da sessantenni (scrive aihme un già 45enne).
Una ultima considerazione sugli ordini professionali.
Nel settore edile e meccanico l'ingegneria italiana è riuscita ad essere vincente a livello mondiale e la qualità formativa di base delle facoltà scientifiche italiane in generale è molto alta; ma quale è stato il fattore di successo determinante?
A mio modesto parere il fattore critico è stato una maggiore attenzione all'aspetto ETICO e deontologico dell'attività d'impresa nel settore professionale realizzato attraverso tutta un complesso sistema normativo che prevede che ogni attività e/o opera di ingegneria debba alla fine far riferimento dal punto di vista delle responsabilità a persone fisiche professionali iscritte ai relativi ordini soggette al codice etico e deontologico. In funzione del valore dell'opera possono operare professionisti singoli oppure associati oppure società di professionisti o società di ingegneria o infine associazioni temporanee tra professionisti nelle forme anzidette e si noti che anche quando si prevede una società di capitali la legge (l.109/94) prevede che
9. I requisiti organizzativi, professionali e tecnici delle società di ingegneria sono individuati nel regolamento, fermo il principio che l'attività di progettazione deve far capo ad uno o più professionisti iscritti negli appositi albi, nominativamente indicati e personalmente responsabili.
Di contro le società di capitali "generiche" sono mosse soltanto da logiche di profitti a corto raggio spesso trimestrali per le dinamiche delle quotazioni in borsa e spesso seguono per schivare le responsabilità e i creditori logiche cicliche di fallimento e rinascita sotto sembianze simili. La stessa attuale crisi globale finanziaria è figlia di una deregolamentazione selvaggia del settore nel quale spesso le banche, gli operatori e le società finanziarie hanno soltanto perseguito il profitto a corto raggio per la massima speculazione senza alcun valore etico e senza alcuna attenzione alla tutela dei singoli cittadini e dei loro risparmi di una vita. Adesso tutti invocano una finanza più "etica" e più "regolamentata" supportata dal "pubblico" ma perchè allora ci ostiniamo a non imparare la "lezione" della crisi attuale e vogliamo deregolamentare selvaggiamente altri settori che potrebbero beneficiare enormemente dell'assetto professionale?
L'italia costruisce ponti e strate in tutto il mondo e le ditte manifatturiere fanno il tessuto industriale italiano: perchè tale modello anzidetto, magari corretto e adattato non riprodurlo anche nel nuovo settore dell'informazione che, in questo stato attuale deregolamentato vede un export zero di software, una dominazione di multinazionali estere e una forte demotivazione del personale?
Ovviamente ciò richiede un profondo ripensamento dei meccanismi di erogazione della formazione all'interno dell'università ancora troppo orientati ad un sapere "classico" assoluto e dei nuovi meccanismi di verifica e controllo del codice etico e deontologico degli iscritti da parte degli ordini ancora in parte troppo orientati alle discipline "classiche" edili e meccaniche. Ma è una strada che vale la pena percorrerla in modo costruttivo e cooperativo in sinergia con tutte le realtà del paese Confindustria, Cnipa, Università e AICA a beneficio dell'intero sistema paese.

F.M.

giovedì 6 novembre 2008

La direttiva CEE 2005 36 adottata dall'Italia il 27 dicembre 2007

"La sicurezza e l'affidabilità delle infrastrutture, degli impianti e dei prodotti sono di pubblico interesse. Una società della conoscenza deve basarsi anche su un uso intelligente delle risorse affinché sia possibile produrre di più consumando meno, deve essere certa che l’innovazione tecnologica sia creata e applicata in modo creativo, responsabile ed etico. Ciò richiede che la libera circolazione degli ingegneri sia regolata tramite il riconoscimento di professionalità in possesso di formazioni certe e trasparenti, basate su criteri sia qualitativi che quantitativi adeguati nonché dell’iscrizione all’ordine professionale oppure all’organismo analogo istituzionalmente preposto a vegliare sulla deontologia dei singoli professionisti. Solo tali requisiti, infatti, possono dare garanzia alla collettività che le opere e i prodotti, derivanti da una corretta progettazione, rispettano la sicurezza e il benessere dei destinatari finali avendo nel contempo il minor impatto possibile sull’ambiente e il massimo rispetto dei principi dello sviluppo sostenibile”.

a cura di Ing. Ciro Fanigliulo ( www.able-consulting.it), tratto da direttiva CEE 2005 36 adottata dall'Italia il 27 dicembre 2007

Ing. Francesco Marinuzzi, Ph.D.
Presidente della Commissione Informatica e Telecomunicazione dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma. Sito web: www.ictir.org

venerdì 31 ottobre 2008

LA COMPETENZA TECNOLOGICA: risorsa strategica o trascurabile?

Sulla stampa, in tv, nei vari congressi si discute sempre sulla rilevanza strategica delle competenze tecnologiche, sulla scarsa disponibilità di laureati scientifici ed in generale sulla mancanza di risorse adeguate alle esigenze del mercato. Si del "mercato"! ma mi domando il mercato richiede veramente tali risorse ed è in grado di riconoscerle e pagarle adeguatamente? Sulla carta almeno l'identificazione non è un problema insormontabile: se lo cerco "junior" cerco fra i neolaureati delle facoltà scientifiche, altrimenti all'interno degli albi dei professionisti (ingegneri, ecc...) che garantiscono anche condotte etiche oltre che massima professionalità. In pratica ciò che avviene è ben altro e spesso in aperto contrasto con le normative vigenti! Ad esempio l'ultima finanziaria ha imposto a tutte le amministrazioni pubbliche o partecipate in parte dal capitale pubblico di pubblicare sul sito web la lista di tutte le consulenze e gli incarichi assegnati pena una multa di 10 volte il valore della consulenza per l'amministrazione e/o il consulente stesso. Beh invito tutti a fare un giro per i siti web delle principali amministrazioni.....la maggior parte nulla e quando c'e' spesso appaiono incarichi di tipica consulenza "informatica" spesso strategica assegnati a soggetti non iscritti all'ordine e non soggetti a nessun controllo etico o deontologico ma spesso "ex dipendenti" di fornitori informatici affermati. Sembra che il "pedigree" precedente aziendale piuttosto che minarne la credibilità e l'indipendenza rappresenti un punto di garanzia e di "obbedienza". Essì perchè talvolta capita che sono gli stessi fornitori ad esser incaricati dalle amministrazioni per la ricerca di figure di responsabilità e di governance degli stessi contratti vinti dai fornitori stessi. Un circolo vizioso che produce inefficenza e degrado. E dire che l"abuso di professione" è punito penalmente dal codice penale ed esiste una normativa specifica che "in teoria" riserva alcune funzioni tecniche soltanto ad ingegneri abilitati al settore dell'informazione. Ma tant'è finchè qualche magistrato non inizierà a perseguire questi abusi evidenti, la gestione delle competenze sarà pessima motivando sempre più i giovani a scegliere altri percorsi formativi. Infatti non si capisce perchè un giovane dovrebbe sottoporsi a duri studi ingegneristici per conseguire un titolo che "di fatto" non da nessuna opportunità di lavoro in "esclusiva" nonostante la normativa. Ripristiniamo un minimo di legalità almeno nella PA e gestiamo con attenzione il patrimonio delle competenze di innovazione. F.M.

TELEFONIA VS INFORMATICA: IL GRANDE (IN/S)CONTRO: Come andrà a finire?

Senza rendercene conto stiamo alla vigilia di un grande scontro fra colossi o meglio fra due mondi che finora hanno convissuto in pace con piccole scaramucce ed invasioni di campo presto sedate e rientrate.

Il campo di battaglia è stato storicamente la scrivania negli uffici o il piano di lavoro a disposizione negli altri luoghi produttivi o di commercializzazione. I sfidanti sono storicamente stati il “telefono fisso” nelle sue varie versioni ed evoluzioni ed il “sistema di automazione dell’informazione” nelle sue varie versioni a partire dalla macchina da scrivere fino al laptop più sofisticato e sottile.

I due mondi hanno creato due diverse catene del valore con proprie aziende leader rispettive nell’offerta dei prodotti o servizi delle singole fasi. Il mondo della “telefonia” ha avuto i suoi campioni nella produzione e posa dei cavi, degli apparati e nell’erogazione dei servizi ai clienti: si pensi ad esempio a AT&T, Sprint, ecc.. Il mondo dei sistemi di elaborazione dell’informazione, di contro, ha avuto i suoi campioni nella produzione dell’hardware, dei sistemi operativi, di base ed applicativi: si pensi ad IBM, Microsoft, Oracle, Apple.

Le loro due orbite hanno iniziato ad entrare in una potenziale collisione con la sparizione della “scrivania o piano di lavoro” e l’affermarsi progressivo del principio di mobilità e delle reti che permettono di avere ogni informazione in ogni luogo. Si pensi alla telefonia mobile e alla “mano” come nuovo spazio personale sostituto della “propria scrivania”. Si pensi ad internet come nuova architettura del sistema di automazione dell’informazione che nella sua interezza sostituisce il singolo sistema a se stante. Si pensi infine alle reti wireless e al loro tasso di crescita che nei paesi aventi una governance illuminata segue la legge di Gilder che prevede il triplicamento della banda ogni 12 mesi a parità di costo!

In questa fase di transizione verso la collisione si sono affermate altre aziende nella catena del valore: si pensi a CISCO, alle compagnie di telefonia mobile reali o virtuali, alle società di produzione degli apparati di rete (Ericsson) o finali (Nokia, Motorola e altri minori o generali quali Sony, LG, Samsung, HTC, Siemens, Blackberry, ecc..), alle società dei motori di ricerca (Google, Yahoo, ecc…), alle società di aggregazione e distribuzione dei contenuti (ad esempio Youtube, ecc…) ed infine a quelle di aggregazione e veicolazione dei contatti sociali autori di contenuti (Myspace, Facebook, ecc…).

D’altra parte questa riassunta sopra è la storia delle migliori aziende che hanno visto moltiplicare in tempi sempre più brevi le quotazioni delle loro azioni sul mercato borsistico.

La separazione dei mercati e dei fronti dei due schieramenti ha creato conflitti al loro interno: è stato memorabile, ad esempio quello fra IBM e Microsoft e dopo fra la stessa ed Apple.

Invero, alla base della collisione c’e la tendenza tecnologica nella quale il telefono ha iniziato ad aumentare sempre più la sua componente digitale ed universale fino a diventare “scaricabile” via internet (si pensi ai nuovi telefoni via IP quali Skype, SIP, ecc…) mentre il sistema di elaborazione ha incrementato sempre più il livello di integrazione su unico chip riducendo drasticamente peso dimensioni e consumi degli apparati.

Oggi ormai gli eserciti si fronteggiano “de visu” pronti al grande scontro stabilendo all’interno dello schieramento accordi di cooperazione con società fino a ieri rivali.

A tal fine e come preparazione della suddetta battaglia va letta la recente notizia che Nokia vuole rilevare le partecipazioni nella Symbian limited per averne il totale controllo e far evolvere il suddetto sistema operativo tramite una fondazione avente come altri membri aziende del calibro di Sony Ericsson, Motorola, Ntt DoCoMo, AT&T, Lg Electronics, Samsung Electronics, STMicroelectronics, Texas Instruments e Vodafone.


Gli eserciti in campo

Da una parte abbiamo Google con la potenza della sua raccolta pubblicitaria su internet e il suo nuovo telefono basato su Android come sistema operativo aperto alle terze parti. Forte del suo motore di ricerca, unendolo all’informazione di posizione dell’utente (GPS) opportunamente profilato dalle sue ricerche storiche, Google può offrire tutta una serie di servizi a valore aggiunto e rivoluzionari che vedono solo nel rispetto della privacy e nella sensibilità degli utenti il limite ultimo. In sintesi è la funzionalità ed efficacia il punto di maggior forza dello schieramento

Dall’altra abbiamo Apple con la nuova versione dell’Iphone pronto ad invadere il mercato europeo con un modello finalmente adeguato per velocità di connettività (3G). Forte del suo “appeal” estetico e del valore di “status symbol” del brand noto come antesignano delle novità tecnologiche il telefono in quanto oggetto personale, e naturale estensione dell’io rafforza tali valori. Apple dipoi può contare su tutta una sua clientela fidelizzata e su tutta una utenza attenta all’immagine. In sintesi è l’emotività (articolata nell’estetica e nel senso di appartenenza ad un “club esclusivo” ) il punto di maggior forza dello schieramento.

Dipoi abbiamo Microsoft con il suo sistema operativo Windows Mobile e una serie di produttori hw (HTC, Samsung, Siemens, ecc). L’enorme installato dei sistemi Windows sia nelle realtà familiari sia lavorative costituiscono una base di partenza molto forte sia per le economie di scala di produzione sia di vendita e commercializzazione. In sintesi è la integrazione il punto di maggior forza dello schieramento.

Dipoi abbiamo gli attuali leader del mercato in posizione difensiva (Nokia con il controllo della Symbian Limited e la fondazione appena creata e prima citata con Sony Ericsson, Motorola, Ntt DoCoMo, AT&T, Lg Electronics, Samsung Electronics, STMicroelectronics, Texas Instruments e Vodafone ). La grande diffusione di apparati e il grande numero di clienti esistenti sono sicuramente un elemento di forza significativo considerando la segmentazione del mercato in varie fasce. In sintesi è la base di clienti mobili il punto di maggior forza dello schieramento.

Infine abbiamo il Blackberry con la sua architettura proprietaria e la sua efficienza nello svolgere il ruolo di client dei sistemi informativi aziendali con una notevole base di diffusione presso le aziende e certe fasce del mercato. In sintesi sono la base di clienti aziendali mobili e l’efficenza i punti di maggior forza dello schieramento.

Fra pochi anni alcuni dei suddetti colossi dovranno riconvertirsi pena la loro sparizione sul mercato mentre altri vedranno aumentare di vari ordini di grandezza il fatturato. Ricordiamo che il numero di telefonini venduti nel mondo ogni anno è di qualche ordine maggiore del numero di computer o sistemi di elaborazione.

Se si contano un miliardo di telefonini sicuramente non si contano altrettanti pc in uso.

Saper prevedere l’esito dello scontro può esser utile anche per gli amanti della borsa in questo periodo così turbolenta ed insidiosa in questo mercato molto volatile.

Le previsioni a breve e lungo termine

Dopo una attenta analisi dei punti di forza e debolezza dei vari schieramenti considerando le dialettiche in campo PC/Telefonino, Prodotto/Servizio, Sistema Operativo: aperto/chiuso, Sicurezza/Espandibilità, Foto/Testo, GPS/TV/VAS, WIFI/3G, proprietario/open source si prevede quanto segue. [continua]

Mandare una email a francesco @ marinuzzi.it per la parte restante dell’articolo specificando nome e ruolo aziendale.

ALITALIA ED INNOVAZIONE: UNA VIA MANCATA DA PERCORRERE: nuove direzioni e soluzioni per emergere dalla crisi.

In queste ore (12.38. del 18 settembre 2008) e in questi luoghi (ho lo studio a Via di san vincenzo a pochi metri da palazzo Chigi) sta per definirsi il destino della nostra compagnia di bandiera. Alle 15.50 sono attese le risposte delle sigle sindacali per permettere al CDA di CAI delle 16 di decidere se ritirare l'offerta oppure andare avanti.

Vivendo in diretta ormai da alcuni giorni il clima creatosi non ho potuto evitare di fare alcune riflessioni delle opportunità perse nella sua storia e di come queste potrebbero esser utilizzate per far riemergere la compagnia.

In questo periodo si parla molto di esuberi, di produttività e di contenimento dei costi con particolare riguardo a quelli del personale visto che la bolla speculativa del petrolio è ormai sulla via della risoluzione a seguito della recessione e della crisi finanziaria. D'altra parte la forte tradizione sindacale e associativa presente nelle categorie interessate non ha reso possibile fino adesso ogni tentativo di salvataggio che prevedeva perdite significative di posti di lavoro.

Visto che l'azienda è in profondo deficit l'unica alternativa al contenimento dei costi è quello dell'aumento della produttività ed in generale della ricerca di maggiori economie di scale indotte da un piano industriale di espansione internazionale.

Il paese di suo ha già una sua naturale vocazione e "brand" turistico. Ricordiamoci che l'Italia viene nel modo denominato il "bel paese" ed è caratterizzato da una concentrazione di "valori" culturali, naturali e spirituali unici al mondo. Si pensi al patrimonio e agli eventi artistici, alle bellezze e varietà naturali, alla presenza del Vaticano e di famosi sedi di santuari religiosi. In sintesi un paese con molte "qualità" che può attirare un turismo di "qualità" a forte valore aggiunto. Il caso della Costa Smeralda e della Sardegna in generale con la sua bellissima natura è un esempio attuato della potenzialità di attirare clientela internazionale con forte potere di spesa.

Ma perchè, in generale, non si è attuato tale potenziale?

La tesi che qui sosterremo è che la principale colpa è dovuta ad una frequente ed errato utilizzo dell'ICT (le tecnologie informatiche e di telecomunicazione) nell'industra dei trasporti in generale: dai taxi che non vogliono il GPS che potrebbe fornire un servizio di geolocalizzazione ai clienti agli aerei passando per le ferrovie.

Ricordo come se fosse ieri quando circa 20 anni fa l'Alitalia si era fissata ad installare e mantenere per tutte le sue migliaia di postazioni di lavoro il sistema operativo OS2 della IBM anche quando ormai tutte le maggiori aziende avevano capito che era un sistema fallimentare rispetto al sistema windows della Microsoft. Con costi diretti ed indiretti crescenti e tutt'altro che trascurabili.

Per il lettore non addentro nel settore e nelle dinamiche dei costi ICT occorre dire che spesso la qualità dei prodotti e delle soluzioni è data grazie ad una forte economia di scala che garantisce affidabilità e bassi costi. Adottare delle soluzioni pur ottime in sè ma senza le dovute economie di scala porta ad alti costi e, nel tempo, ad un forte decadimento della qualità stessa.

Le compagnie aeree avendo bisogno di un sistema efficente di prenotazione dei posti avevano fatto a suo tempo investimenti informatici cospicui per dotarsi di "mainframe" (grandi elaboratori di dati") quasi sempre prodotti dalla IBM leader indiscussa del settore seguita dall'Amdhal e altre che producevano sistemi meno costosi ma IBM compatibili.

Spesso a gestire tali centri di elaborazione dati veniva proposto dal fornitore un suo stesso dirigente che in questo modo riusciva a fare una brillante carriera "esterna" visto che per esigenze gerarchiche il fornitore poteva premiare internamente per definizione solo una minoranza della base piramidale. In questo modo si creava una forte fidelizzazione fra soluzioni del fornitore ed azienda committente che annullavano le necessarie cautele e capacità critiche di selezione di volta in volta della tecnologia ICT più adeguata e più vincente dal punto di vista dei costi e delle funzionalità. Tale paradigma nefasto ha coinvolto di certo non solo l'Alitalia e si invitano i lettori ad identificare gli altri casi "significativi" ancora in essere.

Putroppo i produttori di mainfram non capirono affatto la rivoluzione dei PC e misero su un binario "morto" molti clienti. D'altra parte se l'avessera capita non si sarebbe data la Microsoft che giova ricordare iniziò grazie alla royalty di 1$ per ogni PC IBM in cui veniva installato il sistema operativo MS-DOS. Per chi è del settore si pensi al Microchannel, all'AD Cycle, all'OS2, allo standard Token ring, ecc...

Ricordo ancora negli anni 90 l'utilizzo da parte delle compagnie americane di sofisticati sistemi software di marketing basati su motori di regole che permettevano di gestire in modo integrato con i servizi di affitto auto e di prenotazione hotel e tempestivo i "Punti" dati a i clienti per ogni miglia volata. Ad esempio se notavano che su una tratta c'era una occupazione bassa dopo pochi giorni riuscivano a mandare delle comunicazioni incentivanti ai clienti aumentando il rapporto punti/miglia. Da responsabile italiano di una multinazionale internazione della consulenza vedevo fare questri progetti nelle aereolinee estere ma non trovaii terreno fertile qui in Italia nell'Alitalia nella quale il programma Mille miglia non fu mai cosi "generoso" e "flessibile" come quello dei sui competitor. A livello di tecnologia mentre qui ogni modifica del marketing richiedeva il cambio di un programma e la sua ricompilazione, nei package straniere fondati su un motore a regola bastava inserire una nuova regola o cambiare i parametri di una già esistente e il sistema recepiva immediatamente la modifica accorciando drasticamente il tempo di modifica. Per non parlare dell'integrazione dei sistemi con gli analoghi sistemi degli hotel e delle case di noleggio auto.

Ultimamente con l'avvento dell'era internet mentre ho apprezzato i vari sistemi on line delle compagnie di navigazione anche se non ancora integrati con le offerte complementari turistiche non ho visto una analoga flessibilità marketing nel portale della compagnia di bandiera. Ma soprattutto ho sempre trovato scandaloso il costo complessivo di partecipazione ad una riunione a Milano con partenza da Roma. Rispetto ai 50$ di un volo San Francisco Los Angeles qui si pagano più di 200 euro senza contare almeno 100 euro di taxi e altro.

Si consideri inoltre che il processo decisionale delle modalità e spesso del viaggio stesso avviene per l'80% on line e dunque solo una presenza forte, integrata, e pervasiva risulta vincente. Il portale italia.gov.it voleva raggiungere un obiettivo simile.

Ma questo momento di discontinuità può anche essere una opportunità per cambiare il rapporto e l'uso dell'ICT nell'Alitalia e innescare un ciclo di espansione che può non solo evitare gli esuberi del personale ma trainare tutto l'indotto italiano del turismo e dei suoi prodotti.

Ma vediamo quali direttrici si ritiene dovrebbe prendere.

La prima direzione è quella di legare i "contenuti" (le mete) al "canale" (voli): ad esempio organizzare dei voli specifici per eventi sul territorio lucrando anche sul mark up dei servizi e prodotti legati all'evento stesso e massimizzando cosi il valore sociale del volo (faccio volare persone simili in interesse e facilito la loro socializzazione).

La seconda direzione è quella di legare i "passeggeri" ai "contenuti" con la fornitura di tutta una serie personalizzata di informazioni aggiornate al/nel momento del volo sulla metà via wifi a forte valore aggiunto rispetto alle esigenze che emergono dal profilo preimpostato dal passeggero. Oppure si pensi alla consegna alla fine del volo degli acquisti fatti durante il soggiorno con notevoli risparmi di tempo e di sforzi logistici soprattutto per beni medio grandi che verrebbero direttamente consegnati al vettore dal punto vendita.

La terza direzione è quella di legare i "passeggeri" al "canale" con il raffinamento dei programmi di fidelizzazione. Si pensi alla loro integrazione con sistemi simili di altri settori mercelologici (telefonia, hotel, autonoleggio, ecc...) oppure volti ad un massimo tempismo in grado di assegnare voli scontati a pochi minuti dalla partenza.

La quarta direzione è quella di legare i "passeggeri" fra di loro con la condivisione delle esigenze o preferenze comuni. Ad esempio l'esigenza di prendere un taxi per raggiungere il centro della città oppure conoscere altri persone o famiglie simili per condividere escursioni o tempi delle vacanze.

Tali legami sono possibili solo grazie all'ICT che ad esempio può unire la vendita "reale" del volo unita a quella "virtuale" simbolica della "meta" visto che solo ora il processo decisionale avviene prevalentemente on line in rete e non in altri contesti come solo pochi anni fa. Oppure attraverso le retei WIFI e l'integrazione dei database può indurre la distribuzione dei prodotti e delle informazioni specifiche nei tempi, luoghi e nei formati effettivi con il giusto livello di personalizzazione one to one.

Potrei continuare su questa linea ma uscirebbe un documento molto corposo che non rientra con l'economia di un articolo. Rimango a disposizione per tutti coloro volessero approfondire.

IL TERREMOTO FINANZIARIO: UNA CRISI DI FIDUCIA: Nuove direzioni e soluzioni per emergere dalla crisi

In queste ore ( mattina del 6 ottobre 2008) il titolo Unicredit è stato sospeso per l'ennesima volta per la volatilità del suo valore dopo un'apertura che ha visto un suo ribasso di più del 10%. Il CdA del weekend e le decisoni intraprese non sembrano aver sortito l'effetto voluto.

Le grandi banche hanno una clientela "diffusa" che spesso non ha gli elementi tecnici per apprezzare gli interventi specialistici fatti e pertanto tali azioni danno solo la percezione della "gravità" della salute del paziente piuttosto che della sua "messa in protezione". Facendo una metafora se sapete che un vostro caro è messo in sala di rianimazione ed è sostenuto in vita da tante macchine pensate che sia più in vita che mai grazie a tutte queste misure o che è moribondo e pertanto le necessita?

Ma la situazione è veramente grave e se si quanto? La risposta è insieme Si e No dunque contraddittoria. Da una parte il sistema bancario italiano e l'economia italiana a differenza di molti altri paesi anglosassoni ha una maggiore stabilità per enne motivi storici di cui i giornali sono pieni questi giorni dall'altro il crollo dei valori dei titoli e la conseguente evaporazione delle pensioni di milioni di lavoratori sta testimoniando che il problema c'e' eccome se c'e' e se non ce ne siamo accorti ce ne accorgeremo presto in futuro dovendo lavorare molti anni in più.

Tale contraddizione si risolve appunto con la focalizzazione che il vero valore di una impresa è quello "percepito" e non quello in sè e la percezione dipende molto dalla "fiducia" diffusa che i clienti e gli azionisti hanno della stessa impresa. Mi viene da citare "La Patente" di Pirandello. Se poi il valore oggettivo dell'impresa (valore delle azioni) è correlato ogni secondo alla fiducia dei clienti nell'istante precedente possono innescarsi facilmente "valanghe" di sfiducia che si autoalimentano. Ieri il titolo ha perso il 10% pertanto domani lo vendo: il ragionamento si sviluppa indipendentemente dal valore in se ma segue quello percepito dagli "altri-mercato". Se poi si tratta di una grande banca magari maturo anche l'idea di "levare" i soldi dal conto facendogli mancare l'elemento base per il suo funzionamento che è appunto la liquidità inducendo così anche un problema "reale".

Gli annunci degli STATI a garanzia dei depositi non fanno altro che aumentare ulteriorimente il senso di gravità della situazione alimentando la spirale anzidetta; anche perchè ulteriori indebitamenti degli stati già sofferenti potrebbero nel medio lungo periodo mettere in dubbio la solvibilità degli stessi... Se poi consideriamo che oggi la guerra fra i grandi stati si gioca più sui terreni digitali informativi che su quelli tradizionali emergono inusuali corrispondenze fra l'11 settembre, il credito cinese verso gli usa e questo crollo finanziario.

Ma allora quali possono essere le "mosse" giuste per riequilibrare il sistema?

Innanzitutto azioni comunicative facilmente percepibili ed apprezzabili da tutti gli azionisti ed utenti quali le seguenti:

1.) cambio dei vertici - Ad esempio il cambio dei vertici risulta una azione più facilmente apprezzabile che quelle di garanzia dei governi che alla fine dei conti ricade sempre su tutti i cittadini come maggiori tasse o minori servizi.

La stessa sfida elettorale americana sta condizionando il mercato che sembra voler premere fino alle elezioni presidenziali per far cadere la guida repubblicana che ha permesso molte delle liberalizzazioni del mercato borsisitico che hanno generato la crisi attuale. Il cambio di guida della presidenza americana potrebbe essere un esempio di messaggio chiaro di "svolta" rivolto a tutti.

Ovviamente in quanto "segnale" da dare al mercato non è tanto importante quanto sia effettivamente la colpa del vertice che magari è stato "ottimo" ma è fondamentale il messaggio "terra terra" seguente: "siccome con la nave siamo finiti in questa secca che rischia di farci affondare cambiamo il capitalo al timone.

2.) chi ha sbagliato paghi - la punizione esemplare e pubblica dei top manager che si sono arricchiti tantissimo con l'offerta sul mercato di tutta questi prodotti speculativi con la confisca e il recupero di parte delle somme sarebbe un ottimo deterrente anche per il futuro. Troppe posizioni in evidente conflitto di interesse hanno lucrato sulla situazione portandola al tracollo ed ogni transizione ed azione, essendo digitale, è ricostruibile! Anche questo messaggio aumenta la fiducia nel "futuro" che tutto ciò non si ripeti.

3.) forte limitazione delle possibilità speculative con una colorazione variegata del "denaro" - il mercato finanziario deve tornare ad essere appunto un mercato di finanziamento delle imprese e non una giungla piena di opportunità speculative nelle quali trovano impiego le migliori menti matematiche del mercato. In un era a forte tasso di velocità di scambio dell'informazione ormai digitale pensare al "denaro" come "merce qualunque" rende quest'ultimo stesso fortemente instabile e soggetto alle minime perturbazioni. E' come della neve al sole su un lato di una montagna scoscesa. Per farlo diventare "roccia" occorre che sia gestito come "merce specifica" con una sua logica di compravendita del tutto diversa dagli altri beni. Dargli questo significato "intensivo" è possibile grazie alla sua stessa digitalizzazione ma esula dall'economia di questo articolo sviluppare la tematica. Basta accennare alla possibilità di "colorarlo" nel suo senso cosi come d'altra parte avviene nella mente di ognuno di noi con i vari "conti mentali" che distinguono bene i soldi guadagnati con duro lavoro da quelli vinti in una lotteria. I soldi su un conto frutto dei risparmi di una vita devono esser di un colore INTOCCABILE anche perchè quasi di sicuro sono pensati per la pensione mentre quelli frutto di SPECULAZIONI in borsa oppure di traffici ILLECITI sono per definizione "TOCCABILI" cosi come vengono con successo requisiti i beni alle cosche più efferate.

In seconda istanza invece necessitano azioni premiali facilmente percepibili ed apprezzabili da tutti gli azionisti ed utenti quali le seguenti:

1.) compensiamo chi ha fiducia - Ad esempio diciamo che chi non vende o non muove i soldi in questa fase di turbolenza rischiando non "poco" avrà un premio da parte del sistema finanziario stesso e dai titoli oggetto di incertezza.

2.) premiamo chi non ha speculato - Diamo un premio a coloro che non si sono fatti parte attiva di speculazioni negli ultimi 5 anni magari perdendo apparentemente opportunità di guadagno colte da altri più spregiudicati.

3.) introduciamo un'etica finanziaria - Definiamo tutta una serie di misure di "etica finanziaria" volte a tutelare i valori della solidarietà e del rispetto dei veri risparmiatori alla base del sistema e delle aziende attive sul mercato produttivo.

D'altra parte se non vengono dati questi messaggi FORTI agli utenti e al mercato questo rischia di trovarli e generarli da solo con il fallimento effettivo e altamente simbolico degli istituti più "impensabili" cosi come è già avvenuto negli USA.