mercoledì 11 marzo 2009

Larghezza di banda o lentezza del browser?

Ho appena finito di parlare al telefono con "consulente" di un grande provider che mi "ha spiegato" che aumentare la banda da 7 a 20 megabit non aumenta la velocità della navigazione ma permette a più pc di navigare insieme! Ho provato ad argomentare qualcosa ma il tono saccente e addirittura aggressivo contro ogni mia velata obiezione mi hanno fatto desistere.
In compenso mi son detto ma perchè non misurare la velocità della connessione con i tanti servizi disponibili in rete? Cosi almeno posso verificare "ante" e "post" upgrade se c'e' o no un effettivo aumento della velocità.
Dapprima ho provato ad installare un eseguibile necessario per il test fornito dal suddetto provider ma a metà si è piantato e ho dovuto cancellare il processo (mi stava installando 22 mega di chissà che ! :) ) dipoi mi sono affidato a noti siti sul web.
Ho iniziato a collezionare i primi risultati selezionando dei server di Roma e di Milano. Poi ho provato rispetto a dei server sparsi nel mondo. Ottenevo risultati talvolta non scontati quali quello che Milano era molto più veloce di Roma (sono a Roma) ma in linea di massima prevedibili.
Poi ricordando che in una catena la sua forza è data dall'anello più debole mi son detto ma perchè non cambiare anche il browser per vedere se è un collo di bottiglia?
E qui sono usciti i risultati più inaspettati:

cambiando il browser da una banda di 1.5 megabit mi son ritrovato una banda da 5 megabit in download e da 300 a 500 in upload!!!

Provate per credere.....e poi dicono che l'analisi dei colli di bottiglia non serve
:)

F.M.

martedì 10 febbraio 2009

Le avventure di LULU...

Da autore di libri ho sempre trovato altamente limitante e certo non stimolante il tipico contratto dei "grandi" editori che offrono il 10% del prezzo di copertina senza fare alcun sforzo marketing! Anzi più volte mi sono trovato ad "implorare" la presenza di un desk di vendita in convegni con centinaia di persone in cui facevo da chairman o tenevo un key note speech sul tema del libro scritto ma spesso non ottenevo mai nulla. Adesso abbiamo invece altre soluzioni fra le quali vi segnalo questa che adotta questo approccio:

Manufacturing cost:
$5.00
Creator Revenue (autodeciso!):
$4.00
Lulu.com service fee (20% del margine):
$1.00
Final price of book:
$10.00
Abbiamo cosi, grazie a LULU rivoltato il paradigma: ai produttori e distributori solo il 10% del costo totale e a noi autori l'80% del margine!!!
Prevedo di scrivere molti nuovi libri (anche perchè scrivere un libro serio non è affatto uno scherzo..anzi! e richiede molto tempo e sforzo ):)
FM

SOCIAL MEDIA e NUOVE FORME DI INCONTRO FRA DOMANDA E OFFERTA DEL MERCATO

Siamo nati e abituati alla comunicazione pubblicitaria come veicolo per far incontrare la domanda e l'offerta di mercato soprattutto sui media "centralizzati" come la TV e la Stampa. In questa fase di crisi c'e' una maggiore attenzione sui costi e ad ottimizzare i processi di vendita e di commercializzazione: d'altra parte scopriamo che il mondo è cambiato drasticamente e nuove forme si dimostrano più efficaci e convenienti. Vediamoci insieme questo divertente video che può essere applicato anche ai servizi "professionali" oltre che ai media. Aspetto i vostri commenti :)
FM

giovedì 22 gennaio 2009

Ma il governo e Brunetta vuole veramente incrementare la digitalizzazione?

Ormai sono vari anni e governi che si sente parlare di digitalizzazione, di piani di E-government e di eliminazione della carta. Anche l'altro giorno è stato fatto l'ennesimo annuncio che entro il 2012 sarà completato il ciclo della dematerializzazione in tutta la PA: praticamente ogni cittadino avrà una sua posta elettronica e interagirà telematicamente con tutti gli uffici pubblici.

Vengono spesi fondi per progetti, proclami e interventi formativi quando invero basterebbe levare il freno a mano che blocca il pieno sviluppo del sistema internet in Italia per avere tassi di crescita simili agli altri paesi concorrenti in Italia.

Mi domandate quale è il freno a mano? Beh basta vedere all'estero come vanno le cose e il tutto diventa chiaro: il cosidetto decreto Pisanu sull'obbligo di registrazione dei log e di identificazione dei naviganti su internet. Tale vincolo insieme ad altri strumentali oltre a bloccare il libero proliferare di reti WIFI che permetterebbero un accesso economico e distribuito alla rete non costituisce un effettivo deterrente ma anzi rappresenta un rischio per ogni onesto cittadino poco pratico di reti in quanto lo espone a vittima potenziale del furto della sua identità.

Ovviamente gli interessi economici non sono banali. In un condominio di decine di appartamenti potrebbe bastare una unica linea adsl con rete wifi cosi come oggi abbiamo una antenna centralizzata invece di tanti abbonamenti a 30 euro al mese che sono per la maggior parte della giornata inutilizzati.
Continuare a pagare circa 15 centesimi di Euro un SMS o comunque pagare per i messaggi dei sistemi di messaging è sicuramente un balzello che non ha nessun rapporto con i costi industriali del servizio sottostante e rappresenta soltanto il profitto indotto da una posizione dominante.

Non è un caso che sistemi di pubblicazione dello stato via sms tipo twitter non sono cosi diffusi qui in Italia.

Ma la domanda vera che mi pongo e vi pongo è politica: veramente Berlusconi e Brunetta vogliono tutelare gli interessi degli operatori mobili oppure si tratta soltanto di incomprensione dei meccanismi di sviluppo e funzionamento delle reti e di internet?

Propongo di eliminare il decreto Pisanu, di liberalizzare le reti wireless che tanto possono fare per diminuire il digital divide. Chi vuole approfondire può trovare in rete su google il mio testo sul "GPRS, UMTS, WI-FI E LE TECNOLOGIE DI IV GENERAZIONE" scritto con l'ing. Tortoreto editore Franco Angeli.

un caro saluto a tutti


FM


PS ringrazio Andrea Maselli che con un suo recente editoriale mi ha dato spunto al presente POST.

giovedì 20 novembre 2008

I "MIPS" sociali che tolgono il senso agli atti.



Parliamo di Facebook che da qualche mese è esploso anche in Italia complice la versione localizzata nella nostra lingua nazionale. Ho riportato qui sopra una parte di una schermata (in parte camuffata per proteggere la privacy) capitatami occasionalmente che può aiutarci a riflettere. In pochi minuti il soggetto è "nato" (alle 23.32) iscrivendosi alla community italiana (23.34), è cresciuto cambiandosi gli "attributi" (23.35), ha stretto un'amicizia (23.39) e si è sposato (23.40)!

Nel nostro mondo IT la velocità misurata in MIPS è stata sempre un indicatore di "efficenza" e qualità ma mi domando e vi domando: nei rapporti "sociali" inseguire tale "velocità" non fa perdere il senso più profondo dei rapporti stessi?

sabato 15 novembre 2008

Confindustria, AICA e CNIPA: una "lezione" per il futuro delle professioni ICT

Ieri mattina, venerdi 14 novembre 2008, si è svolto in Confindustria un incontro interessante sulle professionalità nel settore ICT. Il titolo era "Professioni ICT: una “lezione” per il futuro" organizzato da AICA, CNIPA e CONFINDUSTRIA SERVIZI INNOVATIVI E TECNOLOGICI. Ha visto anche la partecipazione dell'Università tramite le associazioni e i relativi presidenti GII e GRIN (associazioni dei docenti universitari di informatica).
E' stato significativo ascoltare il dibattito che, forse, "non a caso" non ha previsto alcun intervento degli ordini professionali trattandosi di una "lezione" per il futuro sulle professioni informatiche.
Se volessimo sintetizzare ed estremizzare la tesi sottostante, che almeno ho percepito, potremmo dire che in futuro le aziende e la pubblica amministrazione dovrebbero "privilegiare" al sistema di formazione universitario quello formativo/certificativo AICA (vedi Eucip) e dovrebbero ignorare l'esistenza degli ordini e della relativa normativa che riserva tutta una serie di attività agli ingegneri dell'informazione (DPR328/2001): a riprova della tesi "percepita" gli ordini professionali sono stati "ignorati" nella composizione dell'agenda e il mondo universitario è stato invitato in contradditorio per far passare virtualmente la "staffetta" della formazione e certificazione all'AICA (ai fini almeno del mercato e non della ricerca); con la sua presenza l'università implicitamente ha avallato il nuovo assetto "futuro" auspicato dagli enti organizzatori.
Il ruolo "passivo e strumentale" delle università trovava inoltre esplicita evidenza nella denuncia del relatore universitario dell'operazione in corso in parlamento questi giorni: l'approvazione di un collegato della finanziaria che prevede per tutto il settore informatico l'annullamento dei titoli di studi universitari per le forniture verso la PA (per chi è più interessato veda il collegato alla finanziaria atto Senato n. 1167 nelle previsioni dell'art. 15). E a tutti è parso evidente che sicuramente tale comma non è stato inserito ne dall'università, ne dagli ordini professionale e neanche dalla PA che grazie a Brunetta sta attraversando una fase di esaltazione della "meritocrazia": dunque da chi? e perchè? sono state le domande che tutti si sono posti sommessamente fra se e se. La stessa assenza di oratori illustri già previsti al convegno poteva esser letta in questa chiave mentre è stata una lieta sorpresa vedere nel pubblico il nobel Rita Levi di Montalcini.
Peccato che il settore impiega circa 1500 docenti universitari per un bacino di 150.000 studenti e 15.000 laureati l'anno che forse non hanno appreso "la lezione" e la valenza dell'azione in atto. In perfetto accordo con il quadro suddetto si può notare anche che nelle linee guida CNIPA per le forniture informatiche si stressa l'esigenza di verificare e premiare le certificazioni EUCIP dell'AICA e non si accenna neanche al valore delle lauree informatiche.
Sicuramente il settore informatico ha tutta una serie di specificità ma siamo sicuri che lo scenario suddetto sia quello più auspicabile? Il fatto che spesso l'università non eroghi la formazione richiesta dal mercato è un problema del mondo universitario piuttosto che dell'esistenza stessa dello stesso Probabilmente anche la riforma in atto da parte del governo vuole a suo modo avvicinare i due mondi grazie alle "fondazioni" ma certo negare "tout court" il patrimonio del sistema universitario con leggi, emendamenti e linee guida, perchè non completamente adeguato mi sempra quanto mai temerario e poco lungimirante.
Siamo sicuri che un corso elective e della "pratica sul campo" possano del tutto sostituire un insegnamento "accademico"? Non sarebbe forse meglio pensare ad un nuovo modo di erogare la formazione che preveda anche degli aggiornamenti annuali con crediti formativi così come già previsto in altri settori? Riguardo agli ordini professionali nel settore dell'informazione non c'e' mai stato una situazione coorporativa di "difesa" tant'è che ognuno esercita nel settore senza alcun titolo e ogni ingegnere si è sempre dovuto confrontare con una concorrenza di ogni genere.
Nel seminario si è parlato del disagio degli ingegneri di Finmeccanica che nonostante l'altà qualità delle progettazioni non si trovano pienamente soddisfatti nel loro inquadramento. Considerando che nel settore i contratti più diffusamente applicati agli informatici sono quelli del commercio o dei metalmeccanici è facile capire il tutto.
Invero l'ICT sta diventando un settore strategico che può capitalizzare il capitale umano italiano: occorre motivare i giovani ad intraprendere studi seri nel settore garantendo delle effettive opportunità preferenziali di lavoro rispetto a scorciatoie formative che se possono sanare i titoli degli specialisti più anziani nulla danno alle nuove leve, e si consideri che società tipo Goolge e Youtube sono state fatte da ventenni e non da sessantenni (scrive aihme un già 45enne).
Una ultima considerazione sugli ordini professionali.
Nel settore edile e meccanico l'ingegneria italiana è riuscita ad essere vincente a livello mondiale e la qualità formativa di base delle facoltà scientifiche italiane in generale è molto alta; ma quale è stato il fattore di successo determinante?
A mio modesto parere il fattore critico è stato una maggiore attenzione all'aspetto ETICO e deontologico dell'attività d'impresa nel settore professionale realizzato attraverso tutta un complesso sistema normativo che prevede che ogni attività e/o opera di ingegneria debba alla fine far riferimento dal punto di vista delle responsabilità a persone fisiche professionali iscritte ai relativi ordini soggette al codice etico e deontologico. In funzione del valore dell'opera possono operare professionisti singoli oppure associati oppure società di professionisti o società di ingegneria o infine associazioni temporanee tra professionisti nelle forme anzidette e si noti che anche quando si prevede una società di capitali la legge (l.109/94) prevede che
9. I requisiti organizzativi, professionali e tecnici delle società di ingegneria sono individuati nel regolamento, fermo il principio che l'attività di progettazione deve far capo ad uno o più professionisti iscritti negli appositi albi, nominativamente indicati e personalmente responsabili.
Di contro le società di capitali "generiche" sono mosse soltanto da logiche di profitti a corto raggio spesso trimestrali per le dinamiche delle quotazioni in borsa e spesso seguono per schivare le responsabilità e i creditori logiche cicliche di fallimento e rinascita sotto sembianze simili. La stessa attuale crisi globale finanziaria è figlia di una deregolamentazione selvaggia del settore nel quale spesso le banche, gli operatori e le società finanziarie hanno soltanto perseguito il profitto a corto raggio per la massima speculazione senza alcun valore etico e senza alcuna attenzione alla tutela dei singoli cittadini e dei loro risparmi di una vita. Adesso tutti invocano una finanza più "etica" e più "regolamentata" supportata dal "pubblico" ma perchè allora ci ostiniamo a non imparare la "lezione" della crisi attuale e vogliamo deregolamentare selvaggiamente altri settori che potrebbero beneficiare enormemente dell'assetto professionale?
L'italia costruisce ponti e strate in tutto il mondo e le ditte manifatturiere fanno il tessuto industriale italiano: perchè tale modello anzidetto, magari corretto e adattato non riprodurlo anche nel nuovo settore dell'informazione che, in questo stato attuale deregolamentato vede un export zero di software, una dominazione di multinazionali estere e una forte demotivazione del personale?
Ovviamente ciò richiede un profondo ripensamento dei meccanismi di erogazione della formazione all'interno dell'università ancora troppo orientati ad un sapere "classico" assoluto e dei nuovi meccanismi di verifica e controllo del codice etico e deontologico degli iscritti da parte degli ordini ancora in parte troppo orientati alle discipline "classiche" edili e meccaniche. Ma è una strada che vale la pena percorrerla in modo costruttivo e cooperativo in sinergia con tutte le realtà del paese Confindustria, Cnipa, Università e AICA a beneficio dell'intero sistema paese.

F.M.

giovedì 6 novembre 2008

La direttiva CEE 2005 36 adottata dall'Italia il 27 dicembre 2007

"La sicurezza e l'affidabilità delle infrastrutture, degli impianti e dei prodotti sono di pubblico interesse. Una società della conoscenza deve basarsi anche su un uso intelligente delle risorse affinché sia possibile produrre di più consumando meno, deve essere certa che l’innovazione tecnologica sia creata e applicata in modo creativo, responsabile ed etico. Ciò richiede che la libera circolazione degli ingegneri sia regolata tramite il riconoscimento di professionalità in possesso di formazioni certe e trasparenti, basate su criteri sia qualitativi che quantitativi adeguati nonché dell’iscrizione all’ordine professionale oppure all’organismo analogo istituzionalmente preposto a vegliare sulla deontologia dei singoli professionisti. Solo tali requisiti, infatti, possono dare garanzia alla collettività che le opere e i prodotti, derivanti da una corretta progettazione, rispettano la sicurezza e il benessere dei destinatari finali avendo nel contempo il minor impatto possibile sull’ambiente e il massimo rispetto dei principi dello sviluppo sostenibile”.

a cura di Ing. Ciro Fanigliulo ( www.able-consulting.it), tratto da direttiva CEE 2005 36 adottata dall'Italia il 27 dicembre 2007

Ing. Francesco Marinuzzi, Ph.D.
Presidente della Commissione Informatica e Telecomunicazione dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma. Sito web: www.ictir.org